Certosa di San Martino

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La Certosa di San Martino, situata sulla collina del Vomero, è la più importante testimonianza della civiltà napoletana del ‘600.  Fu fondata nel 1325 da Carlo duca di Calabria, primogenito di Roberto d’Angiò, ma fu ristrutturata tra la fine del XVI e la metà del XVII sec. I lavori furono affidati a Tino di Camaino, Francesco di Vito e Mazzeo di Malotto. La chiesa fu poi consacrata nel 1368 e venne dedicata a San Martino, a San Bruno, alla Vergine e a tutti i Santi. Per almeno due secoli fu arricchita con opere di decorazione, fino a giungere al XVII secolo quando si avvicendarono nel cantiere le maggiori personalità artistiche del tempo, tra cui Battistello Caracciolo, Jusepe Ribera e Giovanni Lanfranco. L’occupazione dei francesi nel 1799 diede inizio al declino della Certosa: furono mandati via i Certosini, rei di giacobinismo, e dopo diversi ritorni e conseguenti allontanamenti, furono definitivamente espulsi nel 1836. Soppressi gli Ordini religiosi e divenuta proprietà dello Stato, la Certosa viene destinata nel 1866 a “museo storico” per volontà di Giuseppe Fiorelli, annessa al Museo Nazionale come sezione staccata ed aperta al pubblico nel 1867.

La magnifica visuale che si gode dal piazzale, con la veduta di Spaccanapoli, lo rende forse il migliore punto panoramico della città di Napoli.

Dall’ingresso si accede al cortile d’onore realizzato da Giovanni Antonio Dosio che progettò anche la Chiesetta delle Donne, situata nel piazzale, ornata da una facciata in stucco seicentesco.

La chiesa si presenta preceduta da un pronao trecentesco, originariamente di cinque archi, in seguito ridotti dal Dosio a tre, per ricavarne due nuove cappelle. I lavori della facciata furono poi terminati da Cosimo Fanzago. L’interno fu trasformato nel ‘500 da tre navate a navata unica con cappelle laterali, riccamente decorate nel secolo successivo con eleganza e gusto coloristico da Cosimo Fanzago, che, dal 1623 al 1656 condusse i lavori di decorazione tramite festoni marmorei di fiori e frutta. Il pavimento marmoreo della navata è di frà Bonaventura Presti che riutilizzò alcuni marmi intarsiati dal Fanzago. Ai lati del portale d’ingresso ci sono due statue sempre del Fanzago, che furono terminate da Alessandro Rondone; inoltre, sempre nei pressi del portale, sono collocate due tele di Jusepe de Ribera e sopra il portale una Deposizione di Massimo Stanzione. La volta è arricchita da un ciclo pittorico di Giovanni Lanfranco che nasconde le strutture a crociera della copertura. Sulla destra si trovano le Cappelle di Sant’Ugo, del Battista e di San Martino; a sinistra quella di San Gennaro, San Bruno e dell’Assunta.  Nel presbiterio c’è la balaustra in pietre dure realizzata su disegno del Tagliacozzi Canale, l’altare invece è realizzato su disegno di Francesco Solimena ed eseguito da Giacomo colombo. L’abside presenta un pavimento marmoreo del Fanzago ed un grandioso coro ligneo del 1629. Nella parete di fondo sono disposte statue di Pietro Bernini e Giovanni Battista Caccini e una Natività di Guido Reni. Gli affreschi della volta sono del Cavalier d’Arpino e di Giovanni Lanfranco. Nella parete destra vi sono affreschi dello Stanzione, di Carletto Caliari; in quella di sinistra invece gli affreschi sono di Jusepe de Ribera e di Battistello Caracciolo.

La Sala Capitolare è arricchita da un coro ligneo del 1627, da affreschi di Belisario Corenzio e numerose altre opere di artisti come Finoglia, Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Francesco De Mura e Avanzino Nucci.

Da una porta laterale si accede al Coro dei Conversi, con stalli lignei intarsiati e finti arazzi affrescati con storie del Vecchio e Nuovo Testamento e aneddoti sulla vita dei Certosini.

Percorrendo il corridoio si giunge alla Cappella della Maddalena, decorata con affreschi prospettici e sull’altare una tela raffigurante la Maddalena, opera di Andrea Vaccaro.

Dalla parete sinitra dell’abside si accede alla Sagrestia, una grande sala ricca di intarsi, con la volta affrescata e alla Cappella del Tesoro che possiede veri e propri capolavori come la Pietà di Jusepe de Ribera sull’altare, e nella volta il Trionfo di Giuditta di Luca Giordano quest’ultimo commissionato al pittore nel 1703 e portato a termine nell’anno successivo. Un altro affresco di Luca Giordano, le Storie del Vecchio Testamento, raffigura quattro eroine veterotestamentarie e sono situate ai quattro lati della stanza, nel catino absidale si trova la rappresentazione dell’Adorazione del Serpente di bronzo mentre nelle lunette laterali sono raffigurate altre cinque scene. Il pavimento è arricchito da giochi geometrici ma altrettanto importanti sono gli armadi intarsiati in cui sono contenuti gli arredi sacri.

I chiostri sorsero nel XIV secolo, insieme al complesso conventuale ma vennero completati dopo cinquant’anni sotto il regno do Giovanna I di Napoli. Il Chiostro dei Procuratori con portico e loggia è collegato tramite un corridoio alla sala del Refettorio ed al centro presenta un pozzo realizzato da Felice de Felice, con una vasca ornata con richiami da pozzo del Chiostro Grande costruito dal Dosio sul preesistente chiostro angioino, ristrutturato dal Fanzago riducendo le arcate a sessanta e le colonne su cui esse poggiavano sessantaquattro. I materiali utilizzati furono il marmo grigio e bianco e il piperno. Al centro si trova un “finto” pozzo, in realtà un punto luce per l’enorme cisterna sotterranea a cui si accede tramite una scala.

Il Museo fu aperto al pubblico nel 1867, per volontà di Giuseppe Fiorelli. Giunsero dal territorio moltissime opere come testimonianza della storia di Napoli e della sua civiltà artistica. Tale patrimonio venne incrementato in seguito con donazioni di enti e privati.

Le raccolte museali:

La Collezione Orilia fu donata allo Stato dalla moglie di Marcello Orilia e comprende mobili e arredi lignei del XVII secolo; porcellane di Capodimonte e di altre notevoli provenienze (Ginori, Volpato, Meissen); ventagli, vetri, vasi e antiche statue lignee.

La Sezione Navale comprende vari modelli di imbarcazioni reali, tra cui due corazzate, la Corazzata di Re Umberto e la Corazzata della Regina Margherita, il cacicco turco e un’elegante Lancia  a ventiquattro remi che Napoli donò a re Carlo di Borbone. Questa sezione è stata riaperta al pubblico nel 2008 dopo una chiusura trentennale per motivi di fatiscenza degli ambienti.

— In occasione delle regate dell’ America’s Cup, sarà presentata una selezione di opere di Jacob Philipp Hackert raffiguranti i Porti del Regno – Gallipoli, Barletta, Messina e Gaeta – eseguiti nel 1790-91 per il sovrano Ferdinando IV di Borbone, provenienti dalla Reggia di Caserta; inoltre, saranno presentati i modelli originale dei ‘Nodi’, utilizzati nell’Ottocento per l’insegnamento agli allievi della Regia Marina —-

Il Quarto del Priore, antico appartamento di rappresentanza dove erano ricevuti gli ospiti di maggior riguardo, è costituito da vari ambienti con giardini, cappelle e logge. Dopo la trasformazione della Certosa in Museo questa zona fu destinata ad accogliere dipinti e opere d’arte della celebre collezione certosina. Testimonianza delle antiche collezioni sono le tavole di Jean Bourdichon con la Madonna e il Bambino, Crocifissione e Santi, e gli sportelli del trittico di un ignoto pittore ispano-fiammingo, dell’ultimo quarto del secolo XV, con i ritratti in vesti di re magi, del re Roberto d’Angiò e del figlio Carlo di Calabria. Nell’ambiente che un tempo era cortile aperto ora è esposto uno dei capolavori della statuaria dei primi anni del Seicento: la Vergine con Bambino e san Giovannino di Pietro Bernini.

Poco dopo la nascita del Museo, nel 1879 si inaugura la Sezione Presepiale, con l’arrivo dello spettacolare presepe Cuciniello, dal nome del donatore, allestito entro una grotta artificiale ricavata da un antico ambiente delle cucine della Certosa, animato da innumerevoli figure di pastori, animali, nature morte dallo scenografico corteo orientale dei re magi, inventario settecentesco dell’immaginario popolare. E’ un importante documento della tipica scenografia dei presepi settecenteschi. Sono qui presenti i pezzi più rari della produzione dei pastorari napoletani, conosciuti in tutto il mondo.

Il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe presenta circa sedicimila fogli, si pone per qualità e quantità accanto alla collezione del Museo di Capodimonte. Il patrimonio grafico proviene da varie collezioni: disegni di architettura, opera di Vanvitelli e di Antonio Niccolini , tra cui anche le scenografie per il Teatro di San Carlo, i disegni di figura dei secoli XVII e XVIII e quelli di veduta di Giacinto Gigante e della cosiddetta Scuola di Posillipo. Da ricordare il fondo di stampe con le cartografie di Napoli, i fogli dei più vari ambiti italiani e stranieri del XVII e XVIII secolo, le raccolte di ritratti e soggetti storici napoletani.

L’esposizione nella sezione dedicata ai manufatti di Arti decorative si trova al piano superiore e comprende le raccolte storiche del Museo con le donazioni Bonghi, Savarese, Ricciardi, Ruffo di Bagnara. Ci sono numerose maioliche, porcellane, vetri, specchi e oggetti preziosi come l’avorio o il corallo, dal XVI al XIX secolo. Di particolare rilievo è il monumentale gruppo del Carro di Apollo. Molte delle porcellane provengono dalla Fabbrica di Capodimonte, dalla Francia, decorate poi a Napoli da Raffaele Giovine e la raccolta di vetri comprende la produzione di Murano a partire dal secolo XV.

Nel 2004 è stata inaugurata la Sezione Teatrale che presenta la storia ottocentesca del teatro napoletano attraverso modelli al vero del Teatro San Carlino, disegni e scenografie, ritratti e documenti dei protagonisti della vita teatrale di quell’epoca, come Saverio Mercadante, Salvatore Di Giacomo, Eduardo Scarpetta, Raffaele Viviani e Antonio Pepito.

Negli ambienti dell’antica foresteria della Certosa si trova la sezione dedicata all’Ottocento. Nata per documentare gli avvenimenti storici di Napoli e del Mezzogiorno. Acquisti e importanti donazioni hanno incrementato nel tempo la raccolta, con opere come le Marie al Calvario di Domenico Morelli, i paesaggi di Teodoro Duclére e Giacinto Gigante, Pastorelli d’Abruzzo di Michetti, il famoso Prevetariello di Antonio Mancini.

Nel pianterreno e al primo piano è allestita la sezione Immagine e memoria della città con immagini e oggetti della storia di Napoli dal Quattrocento all’Ottocento, dalla monarchia angiona e aragonese al vicereame spagnolo, al regno dei Borbone, fino all’Unità d’Italia. Di età aragonese è la Tavola Strozzi che raffigura la veduta di Napoli dal mare nella seconda metà del’400, al ritorno della flotta aragonese. Opere dedicate alla rivolta del 1647 di Masaniello con ritratti dei protagonisti ed episodi correlati e alla tragedia della peste. Accanto alle raffigurazioni della città, ci sono i ritratti dei re di casa Borbone e una selezione della mole di ‘ricordi storici’ dei Borboni.  Un’intera sala è dedicata alla rivoluzione del 1799 con cimeli, medaglie, monete e ritratti.

INFO PER LA VISITA:

Orario:
aperto tutti i giorni h 8.30-19.30
la biglietteria chiude un’ora prima
chiuso il mercoledì

Costo del biglietto:
Intero: Є 6,00
Ridotto: Є 3,00
Gratuito: l’ingresso è gratuito per i cittadini dell’Unione Europea d’età inferiore ai 18 anni e superiore ai 65.

Portatori di handicap: Il Museo è quasi per intero accessibile ai disabili.

Sala vendita: pubblicazioni, cartoline, manifesti, diapositive, videocassette e oggettistica sono in vendita in una sala all’ingresso del museo

Guardaroba: all’ingresso del Museo è situato un servizio di guardaroba gratuito. Non è consentito l’accesso nel Museo con borse, zaini, ombrelli e oggetti ingombranti; è possibile depositare questi effetti personali nel guardaroba.

Viabilità e trasporti:
– funicolare di Montesanto: Vomero
– funicolare centrale: Vomero
– funicolare di Chiaia: Vomero
– autobus v1: Piazzale San Martino

CONTATTI:

guideturisticheincampania@gmail.com

+39 3284134719

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