Napoli: miglior (docu)film straniero!!! V parte

“Santa Lucia e il Borgo Marinari”

Lo stato di abbandono finisce miracolosamente nel 1975, anno in cui cominciano i restauri. Oggi, “Castel dell’Ovo”, è praticamente annesso al rione di “Santa Lucia”, nel quartiere San Ferdinando. L’antico “Porto dei Provenzali”, insieme al caratteristico “Borgo Marinari” è un grande archivio cinematografico a cielo aperto, un susseguirsi di location indimenticabili che hanno visto alternarsi i volti più famosi del cinema mondiale. Ma andiamo per ordine! Borgo Santa Lucia, abitato dai lucìani, è il luogo che gli emigranti napoletani vedevano con gli occhi lucidi e la valigia di cartone quando le grandi navi si staccavano dalle banchine del vicino porto per raggiungere le Americhe, la cartolina di addio, l’inquadratura totale della loro bella città natale. Non per dire, la famosissima “Santa Lucia”(inno ufficioso della Svezia) e “Santa Lucia luntana”, memorabili melodie della canzone napoletana, proprio di questo parlano, del ricordo della vita semplice, del calore del sole. Il grande Raffaele Viviani, drammaturgo napoletano, vi ambienta la commedia “Santa Lucia Nova”, due atti, versi e prosa per denunciare la trasformazione dei luoghi, le illusioni che spesso accompagnano la fine dei grandi conflitti mondiali, giochi di potere che finiscono inesorabilmente per schiacciare il passato e tutte le tradizioni, consentendo agli scampati, un presente avido e malato. Via Santa Lucia, Via Orsini, tutte le traverse, Via Chiatamone, il Molosiglio, Via Cesario Console, il Pallonetto … e in mezzo, consentendo all’antico approdo dei coloni greci una posizione privilegiata, quasi avvolgente, “Borgo Marinari”, “Castel dell’Ovo”, “Piazza Vittoria”, “Palazzo Reale”, “Piazza Plebiscito” e il “Monte di Dio”. Già meta rinomata del turismo d’elite organizzato nel cosiddetto “Grand Tour” (siamo nel settecento, un mondo a parte), dopo l’unità d’Italia, anche Santa Lucia, conobbe il suo risanamento: allargamento e rettifica di via Partenope, la triste colmata a mare del 1919, la creazione dell’attuale Rione Orsini e le case popolari al Borgo Marinari (una pazzia!). Matilde Serao, poetessa napoletana, capeggiava la protesta contro i nuovi amministratori, colpevoli di aver danneggiato irrimediabilmente il fascino del borgo. Ferdinando Russo, per provocare “i torinesi”, scrive i famosi versi “’O lucìano d’’o Rre”. Ci sono molte fotografie che ritraggono Santa Lucia prima del cambiamento, una vera e propria corsa alla conservazione moderna del passato: fotografia e pittura! Lo storico rione, in particolar modo la zona cancellata dalla colmata, finisce nei dipinti di van Wittel, Bonavia, Pistorius, Carelli, Ruspini, Vianelli, Achenbach, Solari, Fergola, Dalbono, Caprile, Migliaro, Cangiullo. Cinematograficamente parlando, il risanamento ha consentito ai coniugi Alex e Katherine Joyce (la bellissima Ingrid Bergman), una coppia della middle class inglese a Napoli per sistemare alcune faccende di eredità, di arrivare all’hotel Excelsior (deliziosa costruzione liberty progettata da Giovan Battista Comencini) in piena via Partenope. E’ notte, la lussuosa macchina dei coniugi americani si ferma davanti all’hotel e di quinta, meravigliosa, si staglia la “fontana dell’Immacolatella”: è “Viaggio in Italia”, pellicola del 1954 del grande Roberto Rossellini*. E’ doveroso citare “Maccheroni” di Ettore Scola**, con Jack Lemmon e Marcello Mastroianni e “Lucky Luciano” di Francesco Rosi. Nel film, un grande Gian Maria Volontè nei panni del padrino Salvatore Lucania, in esilio a Napoli, incontra un reporter americano seduto ai tavolini del Bar California, famoso locale dell’epoca ubicato proprio in Via Santa Lucia. Fatto realmente accaduto nel 1960, quando Ian Fleming, per “Thrilling Cities”, intervistò il padrino per arricchire il suo reportage “Made in Italy”.   Altri film ambientati nel borgo, oltre al già citato “Naples” dei fratelli Lumière, sono “I contrabbandieri di Santa Lucia”, di Alfonso Brescia, pellicola del 1979 con Mario Merola che racconta le attività illecite dei pescatori del Pallonetto, alcune scene di “Ieri Oggi e Domani”, episodio di “Adelina”(di questo film parleremo in seguito) e Scusate il ritardo” (1983), di Massimo Troisi, ambientato tra via Andrea Mariconda e l’hotel Excelsior. Il “porticciolo di Santa Lucia”, il “Borgo Marinari” per intenderci, è un posto bellissimo, misterioso, elegante, unico: poche abitazioni oltre al castello, appena sei palazzi a due piani, al centro la piazzetta, la “brutta” fama di essere stato il punto di partenza dei famosi scafi dei contrabbandieri di sigarette e, come ho già detto, valido set cinematografico: Pensavo fosse amore invece era un calesse” (1991), penultimo film di Massimo Troisi, è ambientato proprio lì, in quel piccolo “paesino” ai piedi del castello, dove l’attore di San Giorgio a Cremano, innamorato del borgo, colloca sia il ristorante che gestisce con la vecchia zia, che la libreria della bella Cecilia (Francesca Neri).

Note:

*Altre location per Viaggio in Italia: Museo Nazionale, la sibilla Cumana, il cimitero delle Fontanelle, Capri, la solfatara di Pozzuoli e la mia Pompei.

**Altre location per Maccheroni: Via Partenope; banchina di Santa Lucia; hotel Excelsior; Basilica di Santa Chiara con il Chiostro delle Clarisse, Borgo Marinari, barettino di Galleria Umberto I.

(continua)

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Napoli, la città della 7a arte

“Napoli, la città della 7 arte”

1898. Gli imprenditori francesi Auguste e Louis Lumière, inventori del proiettore cinematografico e tra i primi cineasti della storia, producono “Naples”, un cortometraggio muto documentaristico interamente girato per le strade del capoluogo campano. Nei due minuti francesi, più riprese ci raccontano una delle città più belle al mondo: Via Marina, Via Toledo, al Porto con vista Vesuvio ed infine Santa Lucia.

1899. Oltre ad essere una delle città con la testimonianza cinematografica più antica, Napoli, fin dalla fine dell’800, accoglie entusiasta la “settima arte”, diventando rapidamente uno dei poli principali della nascente industria cinematografica italiana. Nell’aprile del 1886 i primi film dei fratelli Lumiere furono proiettati nel Salone Margherita, l’unico locale all’epoca consono ai gusti dei dandies. Sull’onda del successo di quella che possiamo definire “prima proiezione italiana”, Mario Recanati, imprenditore di origini padovane e pioniere dell’industria cinematografica, aprì nella Galleria Umberto I, al civico 90, una delle prime lsale cinematografiche del Regno d’Italia.

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Il Salone Margherita a Napoli

1905. L’inaugurazione del “Nuovo Cinematografo” in Piazza Municipio, poi “Salon Parisien”, fa di Napoli la città cinematografica più importante del regno. Venti sale nel 1907;  nel 1911 su ventotto riviste specializzate di cinema, undici sono prodotte a Napoli. Il cinema, nascente meraviglia, muove i primi passi, incuriosisce, commuove con la sua “moderna semplicità” ma al pubblico napoletano, abituato al teatro di vita che da sempre ne caratterizza l’immenso centro storico, non basta. Gli spettatori partenopei, dotati di scarsa resistenza dinanzi alle tremolanti immagini proiettate sulla tela, si trovano ben presto catapultati in veri e propri eventi in cui tutte le arti si rincorrono … e Napoli, generosa come sempre, sta a guardare l’approdo del “caffè-chantant” e della mitica “sceneggiata napoletana”. Cantanti dialettali, fantasisti, equilibristi, ballerini e sulle tele i primi tentativi di quella che sarebbe divenuta l’arte delle arti.

1906. Nel quartiere Vomero, nasce la “Partenope Film” e nel 1915 la “Polifilms” del grande Giuseppe Di Luggo, da cui sarebbe poi nata la Titanus. Contemporaneamente, gli scrittori napoletani cominciarono a scrivere per il cinema. Soggetti cinematografici, sceneggiature, canzoni originali e colonne sonore. Fra i tanti: Roberto Bracco (Nellina, Il perfetto amore, Le due Marie, Sperduti nel buio, Il diritto di vivere) Matilde Serao (La mia vita per la tua, La mano tagliata, Torna a Surriento, Dopo il perdono, Cuore infermo) Salvatore Di Giacomo (Assunta Spina, Il voto). Nel  1919, con l’introduzione della “canzone drammatica”, detta di “giacca” perché il cantante non appariva in pubblico con il frac ma appunto in giacca, Napoli diventa musica e il cinema la “raffigura”; fra i tanti: Libero Bovio, E. A. Mario ed Enzo Luciano Murolo. In quel fermento culturale la canzone dialettale, la sceneggiata e il cinema si fusero insieme e nel giro di pochi mesi i maggiori successi canori delle varie edizioni del festival di Piedigrotta giunsero sul grande schermo diventando a pieno diritto “canzoni da film”.

Autore: Bardamu