Napoli, la città della 7a arte

“Napoli, la città della 7 arte”

1898. Gli imprenditori francesi Auguste e Louis Lumière, inventori del proiettore cinematografico e tra i primi cineasti della storia, producono “Naples”, un cortometraggio muto documentaristico interamente girato per le strade del capoluogo campano. Nei due minuti francesi, più riprese ci raccontano una delle città più belle al mondo: Via Marina, Via Toledo, al Porto con vista Vesuvio ed infine Santa Lucia.

1899. Oltre ad essere una delle città con la testimonianza cinematografica più antica, Napoli, fin dalla fine dell’800, accoglie entusiasta la “settima arte”, diventando rapidamente uno dei poli principali della nascente industria cinematografica italiana. Nell’aprile del 1886 i primi film dei fratelli Lumiere furono proiettati nel Salone Margherita, l’unico locale all’epoca consono ai gusti dei dandies. Sull’onda del successo di quella che possiamo definire “prima proiezione italiana”, Mario Recanati, imprenditore di origini padovane e pioniere dell’industria cinematografica, aprì nella Galleria Umberto I, al civico 90, una delle prime lsale cinematografiche del Regno d’Italia.

salonemargherita

Il Salone Margherita a Napoli

1905. L’inaugurazione del “Nuovo Cinematografo” in Piazza Municipio, poi “Salon Parisien”, fa di Napoli la città cinematografica più importante del regno. Venti sale nel 1907;  nel 1911 su ventotto riviste specializzate di cinema, undici sono prodotte a Napoli. Il cinema, nascente meraviglia, muove i primi passi, incuriosisce, commuove con la sua “moderna semplicità” ma al pubblico napoletano, abituato al teatro di vita che da sempre ne caratterizza l’immenso centro storico, non basta. Gli spettatori partenopei, dotati di scarsa resistenza dinanzi alle tremolanti immagini proiettate sulla tela, si trovano ben presto catapultati in veri e propri eventi in cui tutte le arti si rincorrono … e Napoli, generosa come sempre, sta a guardare l’approdo del “caffè-chantant” e della mitica “sceneggiata napoletana”. Cantanti dialettali, fantasisti, equilibristi, ballerini e sulle tele i primi tentativi di quella che sarebbe divenuta l’arte delle arti.

1906. Nel quartiere Vomero, nasce la “Partenope Film” e nel 1915 la “Polifilms” del grande Giuseppe Di Luggo, da cui sarebbe poi nata la Titanus. Contemporaneamente, gli scrittori napoletani cominciarono a scrivere per il cinema. Soggetti cinematografici, sceneggiature, canzoni originali e colonne sonore. Fra i tanti: Roberto Bracco (Nellina, Il perfetto amore, Le due Marie, Sperduti nel buio, Il diritto di vivere) Matilde Serao (La mia vita per la tua, La mano tagliata, Torna a Surriento, Dopo il perdono, Cuore infermo) Salvatore Di Giacomo (Assunta Spina, Il voto). Nel  1919, con l’introduzione della “canzone drammatica”, detta di “giacca” perché il cantante non appariva in pubblico con il frac ma appunto in giacca, Napoli diventa musica e il cinema la “raffigura”; fra i tanti: Libero Bovio, E. A. Mario ed Enzo Luciano Murolo. In quel fermento culturale la canzone dialettale, la sceneggiata e il cinema si fusero insieme e nel giro di pochi mesi i maggiori successi canori delle varie edizioni del festival di Piedigrotta giunsero sul grande schermo diventando a pieno diritto “canzoni da film”.

Autore: Bardamu

Advertisements