Atlante Farnese

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La statua entrò a far parte della collezione del cardinale Alessandro Farnese nel 1562. Raffigura il titano Atlante che sorregge sulle spalle il globo, sul quale sono rappresentate in bassorilievo quarantatre costellazioni.

La peculiarità della scultura, copia romana del II sec. D.C. di un prototipo ellenistico, è determinata dalla sua unicità, in quanto non esistono altri monumenti figurativi che testimonino, in modo altrettanto completo, l’iconografia della sfera celeste così come era maturata nella cultura astronomica greco-ellenistica.

La sfera celeste è raffigurata come vista dall’esterno, così come apparirebbe ad un osservatore posto al di fuori dell’universo: per questo le immagini delle costellazioni sono rappresentate per lo più di dorso. Tutti gli elementi sono resi a rilievo molto tenue: l’equatore, i tropici e i cerchi boreale e australe.

Sul globo sono rappresentate 43 costellazioni: lungo la fascia ellittica i dodici segni zodiacali, con la costellazione dell’Ariete nel punto equinoziale, corrispondente alla situazione astronomica del IV secolo a.C.; 17 costellazioni nell’emisfero boreale e 14 in quello astrale.

Il globo Farnese costituisce dunque la più antica rappresentazione pervenutaci delle costellazioni, secondo un’iconografia che, nella maggior parte dei casi, è rimasta inalterata nei secoli e che si è tramandata attraverso l’opera di Tolomeo – e delle sue versioni arabe – fino al Rinascimento; proprio in quell’epoca, contemporaneamente all’apparizione dell’Atlante sul mercato antiquariato, ripresero il grande interesse e lo studio dell’astronomia.

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