Napoli: miglior (docu)film straniero (III parte)

 

turturro passione napoli

In via Vergini, nel rione Sanità, c’è il “Palazzo dello Spagnolo”. Eretto nel 1738 su commissione del marchese di Poppano Nicola Moscati, è sostanzialmente il risultato finale della ristrutturazione e riqualificazione, di due lotti ricevuti in gestione dalla moglie. La realizzazione della monumentale scala a doppia rampa, definita ad “ali di falco“, fu pensata come una sorta di luogo di incontro, in cui avveniva una vera e propria vita sociale. Nel film, sulle note della celebre “Comme facette mammeta”, diverse bellezze mediterranee danzano sulle rampe: è energia allo stato puro che finisce letteralmente col travolgere lo spettatore. Nel 1954, Renato Carosone, pianista e compositore napoletano conosciuto in tutto il mondo, compone “Maruzzella”, una delle canzoni napoletane più belle del dopoguerra. Il grido di battaglia “Canta Napoli”, un prodigioso assolo di pianoforte eseguito dallo stesso Carosone e via. Nella pellicola di Turturro, l’interpretazione di Maruzzella è affidata all’attore napoletano Gennaro Cosmo Parlato; il quale, letteralmente posseduto dalla sensualità della melodia, lascia che il pubblico si perda nella bellezza della spiaggia che fronteggia l’isolotto di Nisida. Siamo a Bagnoli, quartiere di Napoli che confina a nord con il comune di Pozzuoli e a sud con il quartiere Posillipo. Il nome Bagnoli deriva probabilmente da balneolis, riferimento ai diversi siti termali che ospitava prima della realizzazione di diversi impianti industriali fra cui le acciaierie dell’Ilva, ex Italsider, attive dall’inizio del ‘900 e dismesse dagli anni novanta. Un primo passo verso la riqualifica di Bagnoli è stato compiuto nel 1987, anno in cui vengono avviate le attività sperimentali della “Città della Scienza”, aperta definitivamente al pubblico nel 1996 e letteralmente “Bruciata” dalla camorra appena un anno fa. Per capire a fondo Bagnoli, le mutazioni malefiche a cui la gente ha assistito negli ultimi trent’anni, ciò che è andato definitivamente perduto, è doveroso leggere “La dismissione” del giornalista napoletano Ermanno Rea. Nel libro di Rea, da cui è stato tratto anche un bellissimo film, è ben chiara, quasi drammatica, la speculazione del sistema politico e industriale a discapito del paesaggio, la cui bellezza è stata contesa dagli stessi dei, e della popolazione, prima esempio operaio e poi immagine contemporanea dell’abbandono più totale. “La stella che non c’è” film del 2006 diretto da Gianni Amelio, pur ispirandosi alle parole di Rea, non è stata girata a Bagnoli, bensì a Genova.

Un altro sito interessante è sicuramente “L’Ippodromo di Agnano”, il più grande d’Italia, già tempio del più grande trottatore vivente, “Il Capitano”, ovvero il mitico “Varenne” e oggi, purtroppo, devastato più di ogni altro ippodromo dalla “crisi”. Nel film cult anni ‘70 “Febbre da Cavallo”, di Steno, gli sfortunati protagonisti (Proietti, Montesano e il mai troppo compianto Francesco De Rosa) dopo tante peripezie raggiungono Agnano e perdono tutto sia ai cavalli che al gioco truffa delle tre campanelle; questa volta la location è la stazione di “Piazza Garibaldi”.

febbre da cavallo Agnano

Agnano è nota anche per le Terme; le quali, in funzione sin dai tempi dei romani, sfruttano l’acqua calda e sulfurea dei Campi Flegrei, zona vulcanica che Omero, poi Virgilio e lo stesso Dante Alighieri indicano come la porta dell’Inferno. E’ interessante quantomeno nominare “la Grotta di Seiano”; essa, scavata dai romani nel tufo, collega Bagnoli alla Baia di Trentaremi dove sono presenti i resti archeologici della Villa Imperiale di Pausilypon. Nel 2007, la grotta è stata usata dal grande Brian Eno per la realizzazione di uno spettacolare “lavoro audiovisivo”. Nell’allestire la sua opera, l’artista ha creato un percorso che dal buio arriva alla luce, e che attraverso un tappeto sonoro di suoni combinati e diffusi ci porta all’illuminazione, alla rappresentazione delle immagini combinate degli schermi.

 

(continua)

 

Autore: Bardamu

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Napoli: miglior (docu)film straniero: Passione! (I parte)

“Ci sono posti in cui vai una volta sola e ti basta.. e poi c’è Napoli” John Turturro

Così comincia Passione” di John Turturro, un film documentario musicale del 2010  interamente girato a Napoli, una raffinata dichiarazione d’amore del regista italoamericano alla città della sirena Partenope, alle bellezze architettoniche, alla sua musica, al Vesuvio che la protegge, ai vicoli e alla gente del popolo che, in fondo, ne ha interpretato la storia, il folklore. Attraverso le canzoni napoletane più belle di sempre, Turturro osserva Napoli, la ascolta, la interroga nella penombra dei vecchi portoni. Il risultato è un film commovente, misterioso: un bel documentario insomma; in cui, su tutti, spicca il cantastorie chef “Don Alfonzo” dell’omonimo ristorante ubicato nel cuore di Napoli; il quale, incoraggiato dallo stesso Turturro, si racconta, canta, e recita, fra le altre cose, “Guaglione” di Viviani. Il film, definito anche jukebox d’autore, è indispensabile se abbiamo voglia di girare in bicicletta per le strade di Napoli, dall’alba al tramonto, canticchiando tutte le canzoni che abbiamo appena sentito anzi, aspettando sereni che circolino nell’aria: come una volta, come sarà sempre.

L’alba è vera meraviglia dai davanzali di marmo che si trovano nello spiazzale antistante la Chiesa di Sant’Antonio a Posillipo. Il belvedere delle “Tredici discese di Sant’Antonio”, per intenderci, e tanto romantico quanto misterioso, spiazzante. E’ proprio lì che Turturro, dopo aver omaggiato il Vesuvio con diverse riprese aeree, contemplato l’imponente bellezza, passeggia ed introduce lo spettatore in quella che resta la sua personalissima visione di Napoli. A metà mattina stiamo camminando a piedi nel Chiostro Grande posto all’interno della Certosa di San Martino,sulla collina di Castel Sant’Elmo. Pieno sole sul marmo grigio e bianco delle arcate, la leggerezza del pavimento sotto i portici e il sapore degli schemi di un tempo, le celle dei frati Certosini disposte intorno al chiostro e l’ignota attribuzione architettonica dello stupefacente risultato finale (attuale) edificato sull’impianto trecentesco. Per alcuni secoli, l’area oggi conosciuta come il Chiostro dei Procuratori, era un grande orto coltivato ad erbe mediche e prodotti agricoli destinati a sfamare la piccola comunità religiosa.

E’ utile girare in bicicletta nei musei a cielo aperto come Napoli perché spesso esse fungono da vere e proprie poltroncine da cui è bello ammirare, per esempio, i palazzi rinascimentali, gli slarghi, i vicoli stretti e lunghi e le numerose chiese.

Passione, ovviamente, ne è pieno.

Continua…

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